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4 dicembre 2007
Milano, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi

Centenario della nascita di Enrico Cuccia

L'intervento di Vincenzo Maranghi in occasione della riunione del Patto di Sindacato Mediobanca il 19 settembre 2000

È la nostra prima riunione dalla scomparsa di Enrico Cuccia. Sono passati quasi tre mesi dal giorno che ha concluso un lunghissimo, affettuoso sodalizio, privandoci di una persona cara, una presenza familiare e indispensabile. Ricordarne oggi la figura riaccende lo smarrimento di allora.
Capirete perciò se mi aiuto con la lettura, memore anche del Suo fastidio per i cedimenti emotivi e della Sua avversione per ogni espressione agiografica.
Non tesserò l’elogio della Sua grandezza professionale: parlarne in questa sede mi sembrerebbe superfluo, soprattutto rivolgendomi a chi nel tempo ha ricevuto da Lui consiglio ed aiuto e L’ha avuto accanto in situazioni difficili, che scoraggiavano i più dall’intervenire.
Ricorderò invece i tratti della Sua umanità, che ho conosciuto ed ammirato giorno dopo giorno e che il Suo temperamento riservato non sempre faceva trasparire. Aveva una personalità spiccata e poliedrica; la esprimeva in mille modi, con intuizioni lungimiranti, giudizi e, insieme ammonimenti; quelli stessi su cui ha costruito lo stile e il ruolo di questa casa. La Sua cultura era vasta e reale; s’informava e approfondiva qualunque tema, fosse di scienza, economia, arte o letteratura, senza indulgenza per il banale e l’effimero. Straordinario il Suo interesse per tutto ciò che appartiene all’umano; possedeva la rara dote di scorgere nelle persone gli aspetti positivi e di ravvivarli e sostenerli in contrapposizione a quanto vi è di negativo.
Era questo il Suo modo d’interpretare ed attuare l’esortazione che nel Suo prediletto latino suona: ‘‘calamum quassatum non conteret et linum fumigans non extinguet’’. Speranza sempre e rifiuto di condannare, senza che il rispetto per il prossimo potesse attutirne il rigore morale, che restava fermo ed integro senza spazi di compromesso.

Era ascoltatore attento e paziente, disponibile a farsi carico delle ragioni dell’interlocutore; aveva una capacità di sintesi unica: in poche frasi condensava il succo di un problema e lo rendeva chiaro a chi si era rivolto a Lui per averne consiglio.
Conosciuto per il contributo dato alla ricostruzione e alla crescita del Paese, protagonista delle vicende più importanti, si mantenne schivo da ogni popolarità e non esitò ad assumere posizioni che Gli alienarono consensi e Gli attirarono censure; né pretese rivincite, quando le Sue diagnosi ed intuizioni si rivelarono esatte. Conservò in ogni circostanza una discrezione estrema, al punto che non volle dissociarsi da responsabilità e ruoli a torto attribuitiGli.

Aveva fede profonda, vissuta con lucida intelligenza e sofferti interrogativi. Non ne faceva ostentazione ed era generosamente tollerante con chi non condivideva le Sue scelte. Come in tutti gli altri aspetti della vita, anche in questo era portato ad esigere completezza ed integrità; così, quando durante la malattia Gli offersero di portarGli il Sacramento, rifiutò ed attese di poterlo ricevere nella pienezza liturgica della chiesa dove quotidianamente sostava.
Ugualmente intensi erano la Sua passione civica e l’impegno ideale. Non si sentiva isola, ma parte di un Paese che amava e avrebbe voluto diverso. Ne vedeva le innumerevoli carenze, il cinismo, lo spregio dei principi; ma il Suo realismo non fu mai distacco, ché anzi continuò ad adoprarsi per preservare i valori morali e civili radicati nella Sua coscienza.

Aveva coraggio e forza d’animo singolari: li mostrò sin da giovane, quando a rischio della Sua persona contrastò disonestà e potenti; o negli anni della dittatura, che avversò senza farne postumo sfoggio; o quando Lo si volle colpire nei legami più cari; e questo temperamento ne ispirò la condotta nei frangenti più critici, non solo quelli di natura professionale, che mai lo videro abbandonarsi allo sconforto o cedere all’accomodamento.
Aveva infine la virtù dell’Amicizia, che era discreta ma sempre attenta, e rispecchiava più di ogni altra dote la straordinaria generosità del Suo animo.
Alla memoria di questo Amico ci inchiniamo riconoscenti testimoniandoGli la nostra commozione ed il nostro affetto.

Info

Messaggio del Presidente Giorgio Napolitano
Introduzione di Renato Pagliaro
Intervento di Cesare Geronzi
Intervento di Antonio Maccanico
Intervento di Giampiero Pesenti
Intervento di Alberto Nagel
Intervento di Umberto Veronesi
Intervento di Giorgio La Malfa

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