Intersomer: i verbali delle Assemblee Generali
Intersomer Società Mercantile Internazionale SpATutti i verbali in un solo click
Poco dopo la costituzione di Tradevco, vede la luce una più ampia iniziativa per lo sviluppo delle relazioni con l'estero. Alla fine del 1954, infatti, Mediobanca partecipa, con l'IRI, a un Sindacato per la costituzione di una Compagnia mercantile internazionale. Le due società riconoscono l'esigenza di «impostare un piano di studi organici sui possibili mercati per lo sviluppo delle esportazioni italiane, per quanto riguarda prodotti e servizi sia di aziende del gruppo IRI sia altre aziende, con preferenza alle piccole e medie per le quali non sono da prevedere iniziative di tal genere». La presenza dell'IRI sui mercati esteri è, in effetti, significativa ed è nel contesto di questa presenza che va collocata la nuova iniziativa.
Per «affrettare i tempi» e partire da basi concrete, nel febbraio del 1955 nasce la Società mercantile internazionale (Intersomer), con sede a Milano in via Filodrammatici 8, con un capitale di 50 milioni interamente versato da Mediobanca. Si tratta di una iniziativa volta «all'impostazione di un piano organico per favorire le esportazioni italiane». Come vedremo, l'IRI si associa in un secondo momento. Il primo Consiglio è formato da Guido Frigessi di Rattalma (Progredi), Carlo Obber (IRI) e Sandro Lentati (Mediobanca). Delle mansioni direttive si occupa Giacomo Figliola del Ministero per il Commercio Estero.
La motivazione di fondo per la costituzione della nuova società risiede - nelle parole di Cuccia - nella possibilità di dar vita a un organismo nuovo, specializzato, distinto «dagli altri numerosi già esistenti per la serietà della sua impostazione e dei suoi metodi di lavoro, per la sua visione dei problemi anche non immediati dell'espansione delle relazioni commerciali con l'estero». Il campo di lavoro di Intersomer si può riassumere in tre direttrici: agire da corrispondente di affiliate estere come Tradevco; ricercare nuovi mercati di sbocco, stabilendo contatti con trading companies di standing internazionale prive di corrispondenti in Italia e che abbiano interesse al mercato italiano di import-export; sostituire gli esportatori italiani nelle loro posizioni creditorie verso i clienti esteri attraverso l'acquisto, con pagamento immediato, di merci italiane e loro collocamento all'estero alle condizioni di pagamento dettate dalla concorrenza internazionale. Un campo vasto, che richiede «cautela, metodo e serietà di preparazione». In particolare, precisa Cuccia, occorre evitare che la presenza, «difficilmente nascondibile», di Mediobanca possa far nascere «l'illusione che Intersomer, partendo da una visione dei cosiddetti interessi generali, debba sacrificare i propri interessi economici, e in particolare che ci si attenda da Intersomer l'assunzione di rischi che essa non può avere né l'intenzione né il compito di assumersi»; ciò che conta è che sia un «affare vivo, vitale ed economicamente proficuo nel mercato: "primum vivere" per poter svolgere con prestigio i compiti che altre imprese non possono assumersi». Insomma, come al solito c'è grande cautela e realismo. Trapela, però, anche una misura di orgoglio, quando si sottolinea che le affiliate, Intersomer e Tradevco costituiscono «una prima modesta attuazione di un programma molto più vasto che mira a costituire una organizzazione mercantile di "standing" e di dimensioni non consuete per il nostro Paese». Non a caso, gli orizzonti di Intersomer sono subito molto ampi, tanto che vengono prese in considerazione possibilità di sviluppo in Angola, Costa d'Oro (Ghana), Mozambico, Nigeria, Sierra Leone e, in subordine, Etiopia e Sudan. L'esploratore di questi mercati è, come detto, Bonaldo Stringher, per il quale Cuccia spende parole non usuali, quando segnala «l'opera veramente encomiabile di questo nostro collaboratore in questa iniziativa "pionieristica"». Ma si è consapevoli che, per il futuro, non basteranno le individualità: occorrerà una struttura di uomini attrezzati ai nuovi mercati facendo leva su Comit e Credit.
È nel complesso, una scelta coraggiosa, non priva di incertezze e di rischi: per i capitali necessari, per le difficoltà di penetrazione in mercati appannaggio delle potenze coloniali, per la necessità della formazione del personale, per i tempi di affermazione, per la reputazione, oltre che per il bilancio, nel caso in cui si dovesse decidere di tornare sui propri passi. Eppure, l'iniziativa parte, con il sostegno del Consiglio che, in un quadro geopolitico ampio, insiste in particolare sull'«interesse che presentano i mercati africani in relazione anche agli avvenimenti asiatici», dove l'onda della decolonizzazione, specie nell'Indocina francese, sta già montando. Il 10 gennaio 1956 il capitale di Intersomer viene elevato da 50 a 100 milioni. Dei 50 milioni freschi Mediobanca ne versa 10 e l'IRI 40. Le quote sono dunque, rispettivamente, del 60 e del 40 per cento. È una operazione "di sistema", tanto più con l'ingresso, pressoché contemporaneo, dei soci esteri privati nel capitale di Mediobanca, che dà all'operazione Intersomer i connotati di una collaborazione tra capitale pubblico e capitale privato. In questo contesto, non va peraltro dimenticato il contributo delle BIN al fabbisogno finanziario della società attraverso finanziamenti in valuta. Emerge anche uno specifico campo di lavoro per Intersomer, quello delle "forniture speciali" definite dalla legge per il credito all'esportazione (di cui si dirà più avanti). In breve, Intersomer, d'accordo con l'esportatore italiano e con l'importatore estero, si sostituisce all'esportatore, rilevando, con un finanziamento concesso da Mediobanca, l'operazione "pro-soluto", ma lasciando al fornitore le responsabilità relative alla rispondenza della fornitura ai termini del contratto.