Compage: i verbali del CdA
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Nel 1960 si registra all'estero una grande diffusione dei Fondi di investimento, strumento sul quale la legislazione italiana non detta invece norme specifiche. Mediobanca propone quindi di affrontare in via sperimentale la costituzione e il funzionamento di un fondo di investimento per mettere a fuoco i problemi legali e soprattutto fiscali inerenti ai fondi. Cerca di replicare anche in Italia l'esperienza della Sogim -Societè de Gestion pour l'Investissement dans le Marchè Commun, società alla quale partecipa dal 1959 e che gestisce il Fondo Eurunion.
Il primo interlocutore di Mediobanca è l'IRI che nel luglio 1960 approva l'iniziativa ma chiede di non apparire quale diretto promotore dell'iniziativa ritenendo l'argomento una «novità di tanta delicatezza». Nell'agosto 1960 il Comitato Esecutivo di Mediobanca discute della costituzione del "Fondo Patria" - sul tipo di Eurunion - gestito da una società ad hoc. All'iniziativa di Mediobanca, al posto dell'IRI, si associano quindi operativamente le tre BIN.
La società gerente del fondo, Compage, viene fondata tra la fine del 1960 e i primi mesi del 1961, avendo per oggetto esclusivo la gestione per conto degli aventi diritto di portafogli indivisi di valori mobiliari.
L'11 aprile 1961 il CdA di Compage ratifica la sottoscrizione di 10.000 quote del Fondo Prudentia (ex Fondo Patria) divise alla pari tra Mediobanca e le tre BIN.
Il 21 settembre 1967, il CdA delibera la modifica dello scopo sociale, adottando come nuovo oggetto l'esercizio delle funzioni fiduciarie contemplate dalla L. 23 novembre 1939 n° 1966 e dal R.D. 22 aprile 1940 n° 531, nonché la istituzione e la gestione di fondi comuni di investimento mobiliare costituiti mediante l'investimento in titoli delle somme versate dai partecipanti. Quasi un anno dopo, la Compage ottiene l'autorizzazione ministeriale all'esercizio dell'attività fiduciaria e di revisione, pubblicata con Decreto Ministeriale in Gazzetta Ufficiale il 31 luglio 1968.
Durante il CdA Compage del 13 dicembre 1976, il Consigliere Eugenio Albé informa che i quotisti del Fondo Prudentia desiderano recedere dalla partecipazione, comportando il realizzo dell'intero portafoglio. Albé propone dunque di incaricare Spafid - intestataria per conto del Fondo dei titolo azionari nonché depositaria e amministratrice fiduciaria di tutti i valori di pertinenza del Fondo medesimo - di effettuare le vendite in Borsa al meglio per liquidazione mensile, così come di determinare il valore della quota al momento della liquidazione e rimborsarne il valore determinato ai quotisti recedenti, ritirando e annullando i certificati rappresentativi delle 10.000 quote di cui è composto il Fondo Prudentia. Le proposte vengono approvate all'unanimità, mentre Albé fa presente che, svuotata la Compage dal Fondo Prudentia, essa continuerà nell'altra sua attività di intestataria fiduciaria di azioni per conto dei suoi fiducianti. Il 31 agosto 1977 si rende noto che Spafid ha realizzato il portafoglio del Fondo Prudentia. Il valore di ogni quota è L. 4.579.
Antefatti: L'esperimento di Compage e del Fondo Prudentia è un ulteriore tassello della visione strategica di Enrico Cuccia che mirava a formare anche in Italia un capitalismo "atlantico", basato sul collocamento dei titoli in Borsa. È soprattutto il tentativo di innescare per tempo un ragionamento giuridico che porti a una codificazione consapevole da parte del legislatore.
Enrico Cuccia ha perorato con particolare intensità la causa di Compage dal 1961 al 1964 presso IRI e Banca d'Italia, rispettivamente nelle persone di Bruno Visentini e Guido Carli.
Sin dall'inizio, gli orizzonti prospettati dai due interlocutori non sono rosei: Visentini riporta che dalla Banca Nazionale Svizzera arrivano pareri negativi sull'opportunità degli investments trust, e che servirebbe una legge ad hoc, non solo per gli aspetti fiscali; da parte sua Carli riferisce di una netta opposizione di carattere politico proveniente dal Direttore Generale delle Imposte dirette Berardinetti per via del timore che attraverso la porta dell'Investment Trusts possano passare le evasioni fiscali dei grossi gruppi familiari. Cuccia fa notare che nell'ultimo colloquio con Berardinetti, questi dichiarò che ove la Banca d'Italia e il Ministero del Tesoro avessero ritenuto l'iniziativa utile al mercato, la Finanza sarebbe volentieri andata incontro a questa esigenza. Prosegue sollecitando Carli a promuovere un incontro con Stammati, Berardinetti e gli esponenti di IMI (Siglienti), al fine di dibattere i problemi della Compage e trovare una formula per contemperare le esigenze dell'amministrazione finanziaria con l'interesse dell'iniziativa. Circa il rischio che la Compage possa rappresentare una giustificazione per evasioni fiscali a grossi gruppi familiari, Cuccia ricorda a Carli che il progetto di regolamento deve essere approvato dal Comitato Ministeriale e che perciò la Vigilanza della Banca d'Italia ha tutti i mezzi necessari per evitare ogni evasione. Carli promette dunque di promuovere al più presto la riunione dopo che avrà ottenuto il placet di Martinelli.
Ancora un tentativo viene fatto da Cuccia il 5 giugno 1964, quando espone a Carli l'importanza fondamentale per la ripresa economica del paese di ridare respiro al mercato azionario, insistendo sulla necessità di varare la Compage. Carli dice che lo schema di legge preparato con Visentini e Di Gennaro ha incontrato la resistenza di Tremelloni, che avendo assunto all'inizio un atteggiamento agonistico con gli uffici del Ministero, si è ritrovato con le direzioni generali contrarie e si è convinto che non si può governare avendo contro la burocrazia. Si propone dunque di insistere e semmai di tentare di far varare lo schema come "decreto-legge".